ETF o Fondo Comune di Investimento? Sebbene la denominazione ‘fondo’ accomuni le due tipologie di investimento, così come analoghe possono essere alcune condizioni date dal posizionamento su panieri di attività quotate, le aree di differenza tra Exchange Traded Funds e Mutual Funds meritano ampia attenzione.

Con il secondo dei termini si è soliti indicare quel tipo di investimento che, fino almeno alla venuta degli strumenti ETF, costituiva la nuova frontiera del mercato: il posizionamento su un portafoglio già diversificato, a costi di gestione ridotti e spese e tassazione contenute.

Il prezzo di un fondo comune viene reso disponibile sulla piazza quotata una sola volta al giorno, non variando quindi a seconda dagli sconstamenti sull’intraday. Una condizione ben diversa rispetto al posizionamento in quote di ETF, dove la contrattazione avviene al pari di un titolo azionario, con prezzi disponibili sul mercato in ogni momento per livelli differenti di volumi scambiati.

 L’importanza del rapporto bid&ask

In un contesto così definito, assume significato particolare il rapporto bid&ask, inteso come il rapporto prezzo di vendita/prezzo di acquisto fornito dai Market Makers in ogni momento sul mercato. Tale rapporto, variabile nel corso della giornata, raccoglie le preferenze della piazza, contrassegnando i momenti di forte liquidità, dati dal maggiore afflusso di scambi e dunque, di volumi. In tal senso, una più elevata liquidità, che è propria dell’ETF (ETF fondi), si confà maggiormente alle esigenze dinamiche di investitori meno propensi all’investimento di lungo termine, più inclini invece ad una movimentazione tipica del listino azionario.

Aspetti positivi ma anche rischio intrinseco: diversamente da quanto avviene per i Mutual Funds, che avendo prezzo ufficiale una volta al giorno non rischiano di incorrere in acquisizioni a prezzi ‘squilibrati’ rispetto al mercato, i fondi Exchange Traded (http://credito.myblog.it/2014/07/11/ishares-ed-etf-securities-providers-affermati-eccellenze-etf) portano l’investitore a dover prestare attenzione non solo al tipo di attività sulla quale si sta decidendo di investire, ma anche sulle condizioni di mercato al momento dell’ingresso. In periodi di illiquidità, infatti, il rischio maggiore connesso ai differenziali di acquisto/vendita è il non trovare offerte a prezzi analoghi alle preferenze dell’investitore, che portano quindi al non concludere la trattativa ai livelli profittevoli desiderati.

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